By / 9th September, 2014 / Luoghi, cibi e tradizioni / Off

La “Pasta alla Norma” è il piatto simbolo della città di Catania.
Un omaggio in onore di Vincenzo Bellini.
Gli ingredienti: maccheroncini, melanzane fritte, ricotta salata grattugiata e basilico.
Non esistono varianti e non provate a chiederle.
Qui non si mangia per sopravvivere, anzi.

Detto del piatto che rappresenta Catania in tavola, è la rosticceria uno degli elementi di forza della tradizione gastronomica etnea. Il celeberrimo arancino al ragù la fa da padrone e va gustato caldo caldo, quando il formaggio è ancora filante.
Le varianti esistono, eccome: al burro, alle melanzane, ai funghi, agli spinaci sono i più comuni nei bar, nelle rosticcerie e persino nei panifici del capoluogo.

Ma a Catania, come in provincia, esistono una miriade di specialità legate alla tradizione locale. “La siciliana”, per esempio, è un’altra delizia unica per il palato.
Focaccia fritta, ripiena di formaggio o acciughe.
Famosissima quella di Zafferana Etnea, per la quale si è disposti a fare la fila per accaparrarsela appena fatta.
Per rimanere in tema, un posto d’onore tocca alle crispelle, composte di pastella di farina fritta e ripiena di acciughe o di ricotta.
E’ tradizione comprarle anche per strada nelle feste di paese e nelle Sagre.

L’acquolina sale ed è il momento dei primi.
Deliziosa e profumata di mare la pasta con il nero delle seppie e con le alici (angiovi, nel dialetto locale) e nei ristoranti tipici tutti sapranno servire la pasta “ncasciata” alias pasta corta condita con il cavolfiore violaceo tipico dell’Etna (u bastardu) affogato con cipolla e formaggio ed evaporato con il vino.
Popolare e saporita la pasta con il “maccu”, una crema di fave verdi fresche, un piattone dalla forte consistenza, spesso aromatizzato con il finocchietto selvatico detto “rizzu”.

E i secondi? Quelli a base di pesce sono i più comuni.
Eccovi un assaggio delle sarde a beccafico, cotolette farcite di un ripieno di mollica, formaggio e aromi vari e fritte in olio.

Già sazi? No, c’è ancora il capitolo dolci.

La devozione alla Santa ha generato un lungo menù di dolci:
le olivette e i “minneddi“ di Sant’ Agata, (termine intraducibile!) e poi “l’ossa di morto”(pasta al garofano) che si gustano il due novembre e “i viscotta da monaca” biscotti a forma di Esse e profumati all’anice.

E usciti dai ristoranti non si torna a casa senza una sosta nei tipici Chioschi catanesi (cioschi). Sotto questi particolari gazebo fatevi servire seltz limone e sale, mandarino verde al limone, tamarindo o mandarino al limone.
Bevande digestive e dissetanti, componenti della cultura dei catanesi e di chi ci soggiorna. E, se volete, anche il latte di mandorla e le celebri granite con brioche a tutte le ore del giorno.

La notte catanese è lunga e una sosta nei bar aperti fino all’alba è d’obbligo.
Qui cornetti caldi e sfiziosi che accompagnano l’inizio di un nuovo giorno alle pendici dell’Etna.

 

Fonte: City Maps.it